L'affare Dreyfus e il bordereau
Parigi, 1894
Questo caso è un'opera di fantasia. I personaggi, i nomi, i luoghi e gli eventi del gioco non ritraggono persone reali. Il racconto qui sotto è un riassunto dei fatti, basato su fonti pubbliche, del caso che ha fatto da ispirazione.
Nel settembre 1894 il controspionaggio francese ricevette, tra la spazzatura del cestino dell'addetto militare tedesco a Parigi, portata da una donna delle pulizie che lavorava nell'ambasciata e serviva la sezione in segreto, un biglietto strappato e senza firma, il bordereau. Offriva documenti militari, come una nota sul freno idraulico del cannone da 120 e il progetto del manuale di tiro dell'artiglieria da campagna. Lo Stato Maggiore indicò il capitano Alfred Dreyfus, artigliere alsaziano ed ebreo, sulla base di una somiglianza di calligrafia contestata dai periti.
Dreyfus fu arrestato il 15 ottobre, condannato all'unanimità il 22 dicembre 1894 con l'aiuto di un dossier segreto mostrato solo ai giudici, degradato il 5 gennaio 1895 e mandato all'Isola del Diavolo, nella Guyana. Nel 1896 il capo del controspionaggio Georges Picquart riconobbe la calligrafia del bordereau come quella del maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy, un ufficiale pieno di debiti, ma l'esercito insabbiò la scoperta, e Esterhazy fu assolto nel gennaio 1898. Pochi giorni dopo Émile Zola pubblicò "J'accuse...!".
Fonti
Nel gioco

Carta velina
Parigi, mercoledì 26 settembre 1894, ore 23:00. Nell'ufficio del controspionaggio del Ministero della Guerra, sei pezzi di carta velina a quadretti, incollati su una carta assorbente verde, formano un biglietto senza firma.
Processato di nuovo a Rennes nel 1899, Dreyfus fu condannato ancora, poi graziato dal presidente, e solo nel luglio 1906 la Corte di cassazione lo dichiarò innocente ed egli tornò nell'esercito. Il gioco prende in prestito il biglietto strappato dal cestino dell'addetto, l'innocente scelto per la sua origine e la calligrafia che tradisce il vero autore. I personaggi, le prove e l'esito sono finzione.