L'uomo di Piltdown
Sussex, Inghilterra, 1912
Questo caso è un'opera di fantasia. I personaggi, i nomi, i luoghi e gli eventi del gioco non ritraggono persone reali. Il racconto qui sotto è un riassunto dei fatti, basato su fonti pubbliche, del caso che ha fatto da ispirazione.
Nel 1912 l'avvocato e collezionista dilettante Charles Dawson scrisse ad Arthur Smith Woodward, conservatore di geologia del Museo di Storia Naturale di Londra, raccontando di aver trovato pezzi di un cranio umano in una ghiaia a Piltdown, nella contea del Sussex. Gli scavi successivi restituirono una mandibola dall'aspetto scimmiesco con due denti, fossili di animali e strumenti di pietra. Il 18 dicembre 1912 il ritrovamento fu presentato alla Società Geologica di Londra come un antichissimo antenato dell'uomo, l'anello mancante tra la scimmia e l'uomo.
Negli anni seguenti comparvero un dente canino, un osso di elefante intagliato a forma di mazza da cricket e, in un secondo sito, altri frammenti di cranio e un molare. Per quarant'anni l'uomo di Piltdown confuse lo studio dell'evoluzione umana. All'inizio degli anni Cinquanta il geologo Kenneth Oakley, del museo stesso, applicò il test del fluoro e dimostrò che le ossa erano molto più recenti di quanto si dicesse; nel 1953 lui e i ricercatori Joseph Weiner e Wilfrid Le Gros Clark annunciarono la frode: cranio umano, mandibola di orango, denti limati per sembrare consumati da un uomo e pezzi tinti per imitare il colore della ghiaia.
Fonti
Nel gioco

Il dente limato
Londra, martedì 17 dicembre 1912, ore 22:00. Nella sala di preparazione del museo di storia naturale, un cranio color ruggine riposa su un velluto verde: l'"uomo di Brackenmoor", trovato in una ghiaia dell'entroterra del Sussex.
L'autore della beffa fu discusso per decenni, con vari nomi indicati. Nel 2016 uno studio pubblicato su Royal Society Open Science ha usato la tomografia, analisi chimiche e il DNA: le ossa dei due siti erano state riempite di ghiaia e tappate con lo stesso stucco, e i denti provenivano da un solo orango, probabilmente del Borneo. La tecnica identica su tutti i pezzi indicava un unico falsario, quasi certamente lo stesso Dawson, morto nel 1916. Il movente non è mai stato chiarito.