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Ispirato a un caso reale

Ettore Majorana e il piroscafo di Napoli

Napoli e Palermo, Italia, 1938

Questo caso è un'opera di fantasia. I personaggi, i nomi, i luoghi e gli eventi del gioco non ritraggono persone reali. Il racconto qui sotto è un riassunto dei fatti, basato su fonti pubbliche, del caso che ha fatto da ispirazione.

Ettore Majorana, nato a Catania nel 1906, era uno dei fisici del gruppo di Enrico Fermi a Roma, i cosiddetti «ragazzi di via Panisperna», e aveva previsto particelle che oggi portano il suo nome. Nel 1938, a 31 anni, fu nominato professore di fisica teorica all'Università di Napoli senza concorso, per la «chiara fama» che già aveva. Schivo fin dal ritorno dalla Germania, nel 1933, abitava in un albergo di via Depretis e parlava poco con i colleghi.

Venerdì 25 marzo 1938, prima di imbarcarsi la sera su un piroscafo della Tirrenia per Palermo, scrisse al direttore dell'Istituto di Fisica, Antonio Carrelli, chiedendo perdono per il disturbo che avrebbe causato la sua «improvvisa scomparsa», e lasciò alla famiglia una lettera in cui chiedeva di non vestirsi a lutto. Pochi giorni prima aveva ritirato cinque mesi di stipendio che non aveva mai riscosso, e il giorno prima aveva consegnato a un'allieva una cartella di carte. Il 26, da Palermo, telegrafò a Carrelli di non allarmarsi e spedì una lettera in cui diceva che il mare lo aveva rifiutato e che sarebbe tornato l'indomani in albergo, ma che intendeva lasciare l'insegnamento.

Fonti

Nel gioco

Cappello Grigio

Napoli, lunedì 28 marzo 1938, ore 21:00. Nella sala della polizia del porto, il fumaiolo del piroscafo Aretusa fuma sulla banchina bagnata, ma la nave stanotte non parte per Palermo: Roma ha ordinato di trattenerla.

La compagnia affermò che il biglietto di ritorno era tra quelli consegnati a Napoli all'alba del 27 marzo, e un professore dell'Università di Palermo raccontò di aver diviso la cabina con un giovane che gli somigliava, senza averlo mai conosciuto. Il passaporto non fu mai ritrovato. Mussolini ordinò di cercarlo e il capo della polizia annotò che i morti si trovano, solo i vivi scompaiono. Nel febbraio 2015 la Procura di Roma concluse che visse a Valencia, in Venezuela, tra il 1955 e il 1959, e archiviò il caso come scelta personale; nel 2025 un tribunale di Roma ne ha dichiarato la morte presunta.